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| MOVIMENTO PER L'ABOLIZIONE DELLA LEVA OBBLIGATORIA MILITARE E CIVILE |
Buone letture
Il nonnismo è il vero statuto dell'esercito
di Carlo Stagnaro
L'articolo che segue è stato pubblicato sul quotidiano "La Padania" del 27 Agosto 1999.
L'altra sera, in televisione, Monsignor Giuseppe Mani, ordinario militare, in riferimento alla tragica morte di Emanuele Scieri, negava con forza il possibile collegamento, da molti invocato, col fenomeno del nonnismo. Dopo aver cantato le lodi del generale Celentano, il prelato sosteneva che il nonnismo è una cosa orribile, irrispettosa dei diritti dei militari di leva, ma che nelle caserme italiane esso viene combattuto con forza. Concludeva dicendo che, in ogni caso, che gli “anziani” facciano qualche scherzuccio ai nuovi arrivati è un fatto “normale”. Bontà sua.
Premesso che uno che è contemporaneamente militare e prete ha tutte le carte in regola per non essermi simpatico, tenterò di sviluppare qui un'analisi un po' fuori dalle righe senza lasciarmi influenzare. Con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così, a metà tra San Francesco ed Hermann Goering, Mani ha introdotto una categoria curiosa: quella dei “diritti dei militari di leva”. Suppongo che non abbia usato a caso le parole: che vanno dunque esaminate attentamente.
Partiamo dai “diritti”: cosa sono questi fantomatici “diritti” che tutti tirano in ballo per giustificare tutto e il contrario di tutto? Un diritto è, essenzialmente, una prerogativa di cui ogni individuo, in condizioni normali, deve poter godere. Come tali, i diritti sono solitamente “negativi”: ognuno di noi, ad esempio, ha il diritto di non essere aggredito, di non essere derubato e di non essere ucciso. Si è detto che questo è valido “in condizioni normali”: significa che nessuno di noi può vantare un diritto se contemporaneamente lo vuole negare agli altri. Un ladro non può lamentarsi se viene derubato del bottino… In definitiva, i diritti appartengono agli uomini liberi.
Veniamo ora ai militari di leva. Nessuno di loro, o quasi, è lì per scelta. Essi sono costretti a perdere un anno della propria vita contro la propria volontà (anzi: indipendentemente dalla propria volontà) in nome di una Costituzione che nessuno di loro (e di noi) è stato chiamato ad accettare o rifiutare. Nessuno ha mai chiesto ai militari di leva se davvero erano d'accordo a svolgere la naia, né qualcuno li ha interpellati per sapere se gradivano il corpo o la località cui erano stati destinati. I militari di leva sono poco più che pacchi postali, che viaggiano per l'Italia (e per il mondo) secondo il capriccio di qualche generale. Come si è chiesto il brillante Henry David Thoreau, “sono uomini questi? Oppure fortini di armi ambulanti, al servizio di qualche potente senza scrupoli?”.
Ma un pacco postale, o un fortino ambulante (un robot, diremmo oggi) non ha volontà, non ha intelligenza e non ha la capacità di esprimersi. E se ha queste facoltà ma non ne fa uso, o non ne può fare uso, cambia qualcosa? Certo che no. Un militare di leva, insomma, è qualcuno che ha abdicato all'uso del libero arbitrio e che si comporta come qualcun altro (purché “stellettato”…) gli impone. Non è un uomo libero. E' un servo della gleba. Uno schiavo. E uno schiavo non ha diritti: per definizione.
Il nonnismo, allora, non può e non deve essere condannato, a meno che non si voglia condannare tutte le istituzioni militari, criminalizzando maggiormente quelle più “gloriose”: come la Folgore. Esso è nell'ordine delle cose: voler eliminare il nonnismo significa voler sovvertire i principi stessi su cui si fonda un esercito di leva. Se i militari di leva sono schiavi (e lo sono: basta cercare tale parola sul vocabolario per rendersene conto) e, come tali, non hanno né possono vantare diritti, per quale oscura ragione i “nonni” dovrebbero astenersi dal giocare con loro? Il nonnismo è lo statuto non scritto dell'esercito, è una consuetudine ben più salda e ben più rispettata di tutte le circolari ministeriali. Esso è l'anima e l'intima essenza dell'esercito per come oggi è organizzato.
Quando insomma Monsignor Mani parla di diritti dei militari di leva, parla di una cosa che non esiste. E lo fa coscientemente. Sa benissimo che i militari di leva contano meno di niente, sono schiavi al servizio dello Stato il cui unico scopo è divertire i potenti. Divertirli o morire. Come Emanuele Scieri.